Anche le verdure parlano

Nel post precedente ho accennato a quanto l’alimentazione sia fondamentale per la crescita fisica, emotiva e spirituale dell’essere umano, rifacendomi alle teorie illuminanti di Feuerbach.

Poi, come sempre più spesso mi capita, non smetto di pensare a ciò che ho scritto sentendo la necessità di aggiungere, specificare, chiarire come se da un vaso di Pandora continuassero a fuoriuscire stimoli e spunti.

Il Vitello, ormai noto nick name de Le Vitel Etonné, è da sempre famoso per la prelibatezza delle carni di fassone, dell’agnellino, del coniglio grigio di Carmagnola, della gallina bionda di Saluzzo e via discorrendo.

Eppure, da qualche anno, la richiesta di piatti vegetariani e vegani è diventata a tal punto pressante da indurci a creare alternative degne delle nostre pietanze per i palati che carnivori non sono e che, talvolta, rifuggono ogni tipo di proteina animale.

Quindi sostituisci l’uso della colla di pesce con l’agar agar nei budini o togli le uova dall’impasto dei ravioli, trovando una farina a tal punto gustosa e elastica da non far rimpiangere nulla neanche ai non vegetariani convinti, come me.

Come me. Eccoci. Come tanti. Perché il dibattito impazza e divide. Siamo nati carnivori o vegetariani?

Qualsiasi distinzione netta mi ha sempre e da sempre urtato, per quanto, lo confesso, io per prima trovi la scelta vegana davvero troppo estrema, perché il rinunciare a alcuni sapori come il formaggio, per esempio, sarebbe per me un supplizio insopportabile.

Comunque, ringrazio di essere nata in un’epoca in cui, tranne illuminati e fortunati viaggiatori che si erano approcciati all’induismo o al buddismo o precursori di influenze orientali e freak, ho fatto parte di una famiglia in cui valeva la regola dell’assaggiare tutto. Ma non come imposizione, come assaggio, e mi sono potuta permettere un’infanzia all’insegna del pesce e non solo della carne, ma soprattutto di quello che davvero mi piaceva, elaborando il gusto e l’ampliamento della mia alimentazione negli anni.

Ora sono ingorda di ostriche, ma ho iniziato a mangiarle a 20 anni, chiedendomi come avessi potuto, fino ad allora, non amarle.

Per contro sono stata fino a qualche anno fa estremamente carnivora, con preferenza di cotture appena accennate con il desiderio di azzannare le fibre ancora rosso vivo e grondante. Ora continuo a amare quelle “cotture”, ma il consumo di carne è diminuito in modo netto e non è certo una rinuncia etica.

Secondo Richard Wrangham il consumo di carne, nei secoli, è stato uno dei fautori fondamentali della socialità e dell’intelligenza dell’uomo.

Ora, che l’accrescimento dell’intelligenza derivi dal consumo di carni, piuttosto che dal confronto con altri esseri umani in un gruppo sociale articolato non viene approfondito, ma di sicuro in molte etnie, ancora oggi, il banchetto, la riunione intorno al desco contempla cibi a base di carne, arrosti, carni alla griglia, salumi e non esattamente solo verdure per il pinzimonio e tofu.

E’ anche vero che Panoramix, sì si siede al banchetto con Obelix e Asterix a onorare fumanti cinghiali, ma la pozione magica è preparata solo con erbe da lui selezionate in albe rugiadose e solitarie.

Quindi ancora: meglio erbivori o onnivori?

Come si fa a non essere contrari e angosciati dalla crudeltà degli allevamenti intensivi? Oltre a creare sofferenza sono anche dannosi per il consumatore finale, perché gonfiati con antibiotici e mangimi pieni di conservanti.

Eppure scegliere il piccolo allevamento tradizionale, come la Tenuta Saiano di cui ho parlato nel blog “In vacanza con le erbe selvatiche” o usare, come per tutte le nostre preparazioni, le uova biologiche della Cascina Mana aiuta a fare una differenza.

Aiuta a ridurre il consumo inconsapevole di carne, a incentivare i mangimi prodotti con cereali senza additivi né pesticidi nel terreno e aiuta noi a evitare disturbi al sistema cardiovascolare, al diabete, all’obesità.

È epoca di consapevolezza, di centratura con se stessi. Si parla di Mindful eating che, in fondo, non è altro che raggiungere un benessere fisico partendo dalle proprie necessità e sensazioni, ascoltandosi.

Ma l’eliminare ogni proteina animale non farà parte delle mie scelte. Continuerò a scegliere in base a cosa sento di aver bisogno, voglia, piacere. E continuerò a parlare con le oche al Valentino, a sciogliermi di fronte agli occhioni dei vitelli e a soffrire quando vedo un pesce boccheggiante nella scatola di polistirolo.

Ma poi li continuerò a mangiare, certo forse non l’oca che mi piacerebbe allevare come Rouge, perché crescendola creerei un legame personale e diretto.

Tantè che non faccio l’allevatore. Forse non sarei capace. O forse sì, considerato che nelle mie passeggiate nei boschi parlo con l’acqua dei torrenti come con le erbe e i fiori selvatici che incontro sul cammino.

Mica ho mai smesso di bere acqua né di mangiare frittate (uova, gasp!) di erbette.

E i discorsi sono dialoghi, non monologhi. Perché anche le verdure parlano. Ma questo fa parte di un altro capitolo

Luisa

 

 

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