Le lumache

Da molti anni ormai sono sempre più profondamente convinta che la vita che percorriamo sia costellata di sincronie, piacevoli o meno, che formano il nostro curriculum esistenziale e, con il trascorrere del tempo e delle esperienze, si collegano più facilmente episodi con un significato pregnante.

Questi sono giorni in cui le piogge quotidiane, alternate a sprazzi caldi di sole, stanno facendo esplodere gli odori. Ero a Porta Palazzo e ho acquistato alcune piantine di cuori di bue per l’orto a KM0. Strofinando le foglie, sono stata sbalzata indietro di decenni e ho provato la stessa sensazione spettacolare che faceva fremere i miei sensi quando mi sedevo, accaldata, in mezzo ai filari di pomodori, nell’orto di… di…

Pazzesco. Chiudo gli occhi e ricordo ogni minima sensazione di profumo, calore, luce soffusa e non mi ricordo il nome della contadina amica dei miei zii, per la quale, peraltro, provavo un amore profondo e tenero.

Mentre gli odori mi fanno immediatamente visualizzare il dove, il come e il quando, tutto il resto, nomi, dati, eventi si confondono.
Il naso… ecco, il naso…

Fin dall’adolescenza il mio naso era un naso serio, non un nasino, certo, ma nulla di che. In quegli anni lessi, amandolo alla follia, Pirandello e qui, nello specifico, mi riferisco a Uno, nessuno e centomila e, sempre in quel periodo, qualcuno che ho opportunamente rimosso mi fece un complimento del tipo “adoro il tuo naso importante”.

E come il buon Vitangelo mi ricordo ancora oggi il mio stupore e la reazione, con conseguenze emotive e sociali che si sono altalenate negli anni.

Poi mi sono abituata a portarlo e a giocarci e, in fin dei conti, lo devo ringraziare, il mio naso.

E’ stato un prezioso compagno per riconoscere e valutare molte delle sensazioni intense che ho vissuto, sovente solo in seguito e non nell’immediato, anche con gli altri sensi.

Credo di aver iniziato a fidarmi ciecamente del mio olfatto quando, ormai ventenne, pur amando in modo viscerale il mare e mangiando ricci, vongole e cozze crude, non riuscivo a immaginare di ingurgitare un’ostrica.

Provavo un’attrazione repulsione per quella succulenta, cicciosa, lucida carne perlacea. Finché mi trovai in una situazione in cui il consenso sociale prevalse. Ero in un’occasione mondana, volevo fare la donna navigata, cresciuta a ostriche, fragole e champagne, ma l’unico modo per affrontare la prova fu chiudere gli occhi e lasciarmi trasportare dall’intenso odore salmastro.

Beh fu un grande successo. La sorpresa di quel gusto pieno, appetitoso, marino e goloso pare abbia fatto spuntare un sorriso così beato e sincero che feci un figurone con i miei ospiti, lieti apprezzassi così le loro ostriche e, certo, quella sera diedi loro soddisfazione. E non ho più smesso, né di mangiarle né di assaggiare tutto, chiudendo gli occhi e fidandomi solo del mio fiuto.

Dalle ostriche alle lumache, il passo è stato breve. Non è stato breve il mio prologo, lo so, ma temo di aver capito che mi distraggo molto facilmente e divago, poi però arrivo, perché di lumache volevo parlarvi.

Quegli esserini marroncini, certo non attraenti né appetibili, ma che, se li annusi ti avvolgono come un abbraccio del bosco, ti sembra di essere seduto al fresco di una quercia, con intorno i profumi terrosi pungenti e dolciastri del muschio, delle felci, dei funghi.

Immagino a qualcuno possano non piacere, ma nulla vi vieta di fare come me, chiudere gli occhi, annusare e gustare con i sensi dimenticando la vista e inutili memorie.
Se volete, ne avrete occasione a breve, perché proprio le Lumache di Cherasco saranno protagoniste del Menu Reale Sabaudo ideato dagli chef Mauro Virdis e Massimiliano Brunetto per onorare il Bocuse d’Or, a breve nella nostra splendida città.

Saranno servite, croccanti, nella frittura di cervella, rane e funghi porcini in un menu complesso e accattivante che ci riporterà sulle tavole imbandite del periodo Sabaudo.

Ecco qui il menu, lo troverete al Vitello a partire dalla prossima settimana fino al 16 giugno

 

Il Menu Reale Sabaudo de Le Vitel Etonné

Terrina di salmerino

Risotto baraggia del Vercellese con le quaglie

Frittura di lumache, cervella e funghi porcini

Storione al Madeira

Gelato allo zabajone savoiardo

 

Luisa

 

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