Maggiorenni

La differenza tra un sogno e un obiettivo è semplicemente una data
W. Disney

Sono giorni molto intensi e emozionanti e, come a ogni data importante, vengono in mente ricordi, sensazioni, frasi, volti.

La frase che ho scelto per dare il corso ai miei pensieri è quantomai adatta.

Il Vitello era pronto, i vetri della bussola puliti, i libri e le bottiglie esposte sugli scaffali nelle pareti di ingresso, l’enorme paiolo di rame e i basamenti di pietra di Luserna luccicanti e tersi. La scala a chiocciola portava nel mondo fatato della cantina e, sugli scaffali, c’erano i vini e i prodotti esposti e la cambusa rifornita.

Il sogno aveva preso forma, si era davvero concretizzato ed era lì. Non restava che dargli il via.
Non restava che scegliere il momento.

Quante indecisioni, quante paure e tremori nel fare quel passo e poi che data scegliere. I numeri sono importanti. Come spesso mi capita in situazioni di confusione emotiva, ho lasciato andare il respiro, chiuso gli occhi e mi sono aperta all’ispirazione.

11 aprile. Certo, come avevo fatto a non pensarci, mancava poco, pochissimo, era il compleanno del mio primo e allora unico nipote, Nicolò, e l’11 il mio numero preferito.

Il sogno, con la data, si è concretizzato. E l’11 aprile del 2001 abbiamo tirato su le serrande.

Il Vitello è nato. E quest’anno diventa maggiorenne.

Il sogno, da allora, non si è mai spento. È rimasta una fiammella sempre accesa che doveva essere accudita, non solo perché non si spegnesse, ma perché mi potesse illuminare nei momenti difficili e perché potessi vedere le altre opportunità.

Confesso di essere una inguaribile sognatrice, romantica e sentimentale. Della peggior specie, si potrebbe pensare, soprattutto in un’attività imprenditoriale. Eppure ha funzionato e, ancora oggi, mi stupisco di quanti anni siano passati e di come Gioele sia cresciuto, con tutte le difficoltà che si possono riscontrare nella vita di tutti i giorni e come queste, proprio perché ne fanno parte, si affrontino e si superino.

Forse il coraggio è stato di tirare fuori il sogno dal cassetto, non limitarmi a immaginarlo, passare all’azione. Non voglio farla facile, spesso prevalgono le paure, le indecisioni, l’incertezza. Spesso ha la meglio la disistima, l’idea di non farcela che arriva da chissà quale recondito momento dell’infanzia. Si è scritto molto sull’argomento e, malgrado ciò, molti preferiscono rinunciare o dirti che non si può fare o vedere problemi insormontabili nel passaggio tra il sogno e la realtà.

Negli anni arrivano anche i momenti di stanchezza, di frustrazione e sicuramente un’attività in Italia non gode di facilitazioni, anzi, ci vuole talvolta una caparbietà che traballa tra tenacia e acquiescenza per far fronte e sopportare la burocrazia, la gestione fiscale, i contratti di lavoro e l’equilibrismo tra le entrate e le uscite.

Mi sono resa conto negli anni di tenere così tanto al mio sogno da accettare che altri sogni collegati, ma forse temerari o solo prematuri, si sgretolassero lasciando un po’ di delusione e di stasi, necessaria per rivalutare e riprendere il filo. Senza mai smettere di accudire.

Il prendersi cura, con amore, con veemenza a volte, è stato negli anni, un esercizio quotidiano, certo spontaneo, a volte indotto, ma senza interruzione e questo atteggiamento, ho sempre pensato, nascesse dall’amore. Non ci fosse stato amore potevano prevalere noia e fatica, non ci fosse ogni giorno amore non sarebbe lo stesso, sicuramente per me e, mi piace pensarlo, anche per tutti coloro che il Vitello lo frequentano da 18 anni e per tutti coloro che, lavorando, lo hanno aiutato, negli anni, a diventare come è oggi. Così diverso dal piccolo locale del 2001 eppure così costante nella ricerca del buono, nel mutare crescendo senza mai tradire il sogno, sorridendo.

Non chiudete un sogno a cui tenete molto in un cassetto, ci sono tutti gli ingredienti perché si realizzi.

Per costruire qualcosa bisogna esser capaci di sognare, diceva Nelson Mandela.

E condividere, fidarsi, mettersi in gioco, provarci. Provarci sempre.

Luisa

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